


Testi dell' album «Ti parlo
dei Sud»

Le sirene di Ellis
Island
(testo: Giuseppe Aprile – musica: GIuseppe Aprile/Concetta De Rosa)
Niliota maisha (ho sognato una vita)
Sì è bello qui, ora conosco il mare anch’io
Mi dicevi che ci andremo un giorno se vuole Dio, Ishallah!
Ma a volte ho paura e tu sai perché
Lei non è più qui ad abbracciare me
Noi non siamo soli ci sono tanti bambini qui
Voi, tu e i pescatori che non sapete che cosa e chi
Svuota il mio paese e i vostri cuori
Li spaventano il mio coraggio e i miei dolori
Niliota maisha (ho sognato una vita)
Giochiamo coi delfini ormai le onde e il vento
Non abbiamo più confini ormai, spazio e tempo
Invisibili a chi non ha più l’anima
Ma ha la stessa mia storia e la dimentica
Lì mia madre a spetta la nave che mi riporti a lei
Sì ormai sospetta e tu raccontale quello che sai
Io non arriverò a Lampedusa, un’onda ci fermò: la porta è chiusa
Cercheranno i nostri nomi un giorno al mar del pianto
Come a Ellis Island noi e a mani giunte
E a chi non sa’ le mie catene
Tu dì che sono a casa ormai delle sirene
Niliota maisha (ho sognato una vita)
Il tempo del ricordo dura più della vita
E io ancora sogno lei e l’isola perduta
ALKTSM (eielkeytiesem)
(testo: Giuseppe Aprile – musica: Giuiseppe Aprile/Concetta De Rosa)
Manda un messaggio a Donald Trump
(Eielkeyitiesem!)
Cosa dire a Putin e Elon Musk
(Eielkeyitiesem!)
Se ti sei rotto e hai finito le parole
Hai una formula magica sumero etrusco tibetana Eielkeyitiesem!!
I bimbi di Gaza a Netanyahu
(Eielkeyitiesem!)
Sui muri di Seveso e del Vajont
(Eielkeyitiesem!)
Terra dei fuochi e le scimmiette sul comò
Altiforni tarantini e chi odia i neri e i terron! Eielkeyitiesem!
Leggi la formula, leggila come ti pare
Tu puoi leggere la formula, leggila come ti pare
Cosa vuol dire questa formula?
(Eielkeyitiesem!)
di Merlino, Circe e Maga Magò
(Eielkeyitiesem!)
Graffiti in grotte del neolitico superiore
Su Titanic, Torri Gemelle e per la vita ti amerò! Eielkeyitiesem!
La trattoria che fa la pasta scotta
(Eielkeyitiesem!)
Chi prende in testa un'altra botta
(Eielkeyitiesem!)
Quando tutto è inutile e non sai più cosa far
Scaglia la magia che può salvarti e vendicare! Eielkeyitiesem!
Leggi la formula, leggila come ti pare
Tu puoi leggere la formula, leggila come ti pare
Ninna nanna a Gaza
(testo e musica: Giuseppe Aprile)
Il giudice indegno lavò la sua colpa
Dando l’ultimo in pasto all’ira della vittima
Che imparò dal suo carnefice
Quattro bracci di svastica, sei punte di stella
Come allora a Betlemme per noi non ci sarà
Un angelo che ti scampi da Erode
Dormi mio bimbo così l'ultimo volto
Che vedrai sarà di tua madre
Dici che siamo tutti tuoi figli
Ma quando si muore salvi solo il tuo
Per noi anche l'Egitto è una porta chiusa
Aspettiamo in trappola la condanna e l'accusa
Come allora a Betlemme per noi non ci sarà
Un angelo che ti scampi da Erode
Dormi mio bimbo così l'ultima voce
Che ascolterai sarà di tua madre
Dormi mio bimbo così l’ultimo volto
Che vedrai sarà di tua madre
I re di denari venderanno le schiave
Sul cimitero degli insepolti
Se non basta il Giordano ai nuovi Pilato
Per lavarsi le mani delle nostre vite
Come allora a Betlemme per noi non ci sarà
Un angelo che ti scampi da Erode
Dormi mio bimbo così l'ultima mano
Che ti toccherà sarà di tua madre
Dormi mio bimbo così l'ultima voce
Che ascolterai sarà di tua madre
Dormi mio bimbo così l'ultimo volto
Che vedrai sarà di tua madre
La caduta
(testo: Giuseppe Aprile – musica: Giuseppe Aprile/Concetta De Rosa)
Tira, tira la fune, tira, tira la fune qualcuno cadrà
Sono quello che capisce a stento
Sono quello che capisce male
Sono quello che capisce lento
Cerco solo un po’ di quel che vale
Il primo a tradirti sarà Dio, poi lui e per ultimo un amico
Ma tu non maledirli, figlia mia, l’han fatto già da soli, han perso te
E quando ti senti un peso morto ti accorgi che il mondo gira storto
Ricorda: solo ciò che non è fatto, aveva chance di essere perfetto
Tira, tira la fune, tira, tira la fune qualcuno cadrà
Sono quello che capisce a stento
Sono quello che capisce male
Sono quello che capisce lento
Cerco solo un po’ di quel che vale
Nun c’u pass’ u fiumm’, l’otra vann’ è chin’ d’aria x4
A terra prima o poi finiamo tutti, ma il mondo conta solo quelli in piedi
Non ho imparato altro, altro non c’era oppure non l’ho visto, ero distratto
Il recupero della pecora smarrita, mi dicevi è una buona legge
Ma ora so dalle ferite della vita che a volte è così che perdi il gregge
Tira, tira la fune, tira, tira la fune qualcuno cadrà
Sono quello che capisce a stento
Sono quello che capisce male
Sono quello che capisce lento
Cerco solo un po’ di quel che vale
Ehi pa’ ho strappato il foglio che mi hai dato e adesso ne inseguo i pezzi
al vento
Già metto i miei passi sulla via di quelle tue parole e del tuo tempo
Scoprire adesso quello che ho perduto è il modo che ho per somigliare a te
Rivedo nel tuo volto il tuo da vecchio sul foglio, pa’, non c’era scritto niente
Tira, tira la fune, tira, tira la fune qualcuno cadrà
Sono quello che capisce a stento
Sono quello che capisce male
Sono quello che capisce lento
E forse adesso può capire il vento
Il testamento di Abele
(testo: Giuseppe Aprile – musica: Giuseppe Aprile/Concetta De Rosa)
Quando comanda Caino il crimine è legge
Se vuoi essere onesto non basta il coraggio
Quante storie sotto a sto cielo
Prendono il nome di Sacco e Vanzetti
È un ricordo che non consola la storia infame di Burt e Nicola
Quando comanda Caino il crimine è legge
Se vuoi essere onesto non basta il coraggio
Vennero i fulmini contro mio padre, un uomo forte fino alla morte
La terza scossa gli bruciò il cuore e Massachussets perse l'onore
E non mi chiese di odiare Caino, soccorri il debole, cura il bambino
Nell'ultima ora me lo scriveva mentre la falce già lo mieteva
E a tua madre sarai di conforto, mi scrisse e lei lo rivide morto
Portala tu a passeggio fra gente in posti tranquilli con un torrente
Quando comanda Caino il crimine è legge
Se vuoi essere onesto non basta il coraggio
Quante storie sotto a sto cielo
Prendono il nome di Sacco e Vanzetti
È un ricordo che non consola la storia infame di Burt e Nicola
Quando comanda Caino il crimine è legge
Se vuoi essere onesto non basta il coraggio
La vita qui torna a scorrere lenta, senza orizzonti non ancora spenta
Continua tristezza presagi di morte, ma cercò il bene nonostante la sorte
Così scriveva mio padre a me figlio e mi lascò l’estremo consiglio
Salendo la scala per esser felice tendi la mano a chi non riesce
Di tutti i Sacco Nick era il più bello, triste è la fiaba muta a ogni appello
Non ci sarà a ricordarlo nessuno disse il giudice Katzman il suo caino
Quando comanda Caino il crimine è legge
Se vuoi essere onesto non basta il coraggio…
Al paese fra ulivi è viola tramonto, padre ora stai e il tuo nome è nel mondo
Il governatore poi emise un editto con Nicola e Burt compimmo un delitto
Le argille
di Castellerce
(testo e musica: Giuseppe Aprile)
Consumiamo l’isola cosmica
E le bucce sotto terra e infondo al mare
E occhio che non vede si fotte da solo
Occhio, occhio che non vede si fotte da solo
Ma se inganniamo anche le montagne
Svuotandone i nudi fianchi a morsi
Cosa vuoi che importino le lagne
Per le storie e i boschi andati persi
Il monte fermava i venti di boria
E così fioriva il mio pesco
Ora che passa libera la furia
Io lo difendo ma non ci riesco
Consumiamo l’isola cosmica
E le bucce sotto terra e infondo al mare
E occhio che non vede si fotte da solo
Occhio, occhio che non vede si fotte da solo
Anche l’acqua scorrendo lima la roccia
Ma dai tempi dei tempi e dalle e dalle
E ci racconta il potere della goccia
Che pare niente però scava la roccia
Il potere dato a pochi spiana i monti
Brucia il presente e non pensa al poi
La forza in mano a tanti getta un ponte
Dà tempo al futuro e anche a noi
Consumiamo l’isola cosmica
E le bucce sotto terra e infondo al mare
E occhio che non vede si fotte da solo
Occhio, occhio che non vede si fotte da solo…
La voce del mare
(testo: Giuseppe Aprile – musica: Giuseppe Aprile/Concetta De Rosa)
Il mare scrive con le onde sulla riva
In una lingua un canto che abbiamo perso
È passato troppo tempo e adesso siamo sordi
Mentre il mare sembra muto e non lo è
Mentre il mare sembra muto e non lo è
Mi, Fa Diesis, Sol Diesis Minore
Ogni onda una sirena e la sua nota
Tutta la vita Cavallon cercò le ninfe del mare
Su isole di sabbia che l'alta marea sommerge
Ne comprò tante che i soldi poi finirono
Ma l'isola della ninfa è sempre un'altra
Ma l'isola della ninfa è sempre un'altra
Mi, Fa Diesis, Sol Diesis Minore
Ogni onda una sirena e la sua nota
Canta ‘e nott’ ‘a sirena e ‘o mare è cchiù doce
Mare nun ce tradì facce truvà pace
Coccorocò galline o sirene, da mare veniamo
Sappiamo di sale, zuppa di vino abbiamo mangiato
E la figlia de lu re è la chiù bella di lu mari
Coccorocò galline o sirene, da mare veniamo
Coccorocò galline o sirene, da mare veniamo
Mi, Fa Diesis, Sol Diesis Minore
Ogni onda una sirena e la sua nota
Il mare schianta i suoi muri d'acqua disperato
Perché più nessuno ascolta e intende la sua voce
Ma dopo che l'ultima onda stanca cala e tace
Il vento suona e il mare ricomincia il suo canto
Triste
storia di amore e morte a Pentidattilo
(testo e musica: Giuseppe Aprile)
Padre sono chiusa qui, per amore
Sì, ma non di Dio
In convento per salvare l'onore
Sì, ma non il mio
È ora vuoto il mio castello
Sposa di chi uccise tutti i miei
L'odio nato fra le nostre dimore nella terra che è giardino
Dio lo spense con il nostro amore
Antonia (Alberti) e Bernardino (Abenavoli)
Ma il demone traviò mio fratello col veleno della vanità
E l'amore del mio sposo, divenne orgoglio e chiese sangue
Don Petrillo della corte del viceré
Pur se ero già fidanzata
Chiese la mia mano, mi volle per sé
Fu infranta la parola data
E il male sconvolse il senno di chi aveva il mio nome e chi il mio seno
Uno non pensò che al suo vanto
Il prezzo era sua sorella
L'altro non resse lo sfregio e l'affronto
L'insulto accese la sua furia
Violò di notte il mio castello con armigeri e fu battaglia
Uccise mio fratello, la mia famiglia e odore di sangue
Con il sangue all’altare le due dita
Io un velo bianco e uno nero
Perse tutto tranne me e la vita
Fuggì, visse da guerriero
Il mio giardino fu distrutto
Ma dall'albero del male non colsi io il frutto
È morto in battaglia contro il turco
Senza lui, il mio fiato è spento
Padre, assolvi quelli che ho amato
Per tutti ho già pagato il conto
Se l'amore viene da Dio
Qual è il senso di quello mio?
La foce
(testo e musica: Giuseppe Aprile)
Non passo il fiume dissi
Sono solo un bambino
Ma l'acqua è bassa e lenta
Si allarga alla foce
La paura si veste sempre di buone scuse
Ti dici cosa conviene e la chiami ragione
Non guado adesso il fiume
Non sono un bambino
Il coraggio ha il suo tempo
Va mostrato al momento
La paura si veste sempre di buone scuse
Ti dici cosa conviene e la chiami ragione
Se sfidavi la foce non guardavi all’asciutto
Il tuo tempo che scorre e si perde nel mare
Se sfidavi la foce non guardavi all’asciutto
Il tuo tempo che scorre e si perde nel mare
Non vidi i mostri di fiume
Ma li sapevo in agguato
L'altra sponda era un mondo
Fatto solo di aria
La paura si veste sempre di buone scuse
Ti dici cosa conviene e la chiami ragione
Che curiosa la mente
Non teme il troppo ma il niente
Il fiume mette spavento
Il mare è divertimento
La paura si veste sempre di buone scuse
Ti dici cosa conviene e la chiami ragione
Se sfidavi la foce non guardavi all’asciutto…
La suocera di Diomede
(testo e musica: Giuseppe Aprile)
L'eroe è immortale come le sue corna
Se a Itaca una vestale aspetta il re che torna
Mentre Diomede a Troia cerca la morte o la gloria
A casa sua, sua la moglie si abbandona alle sue voglie
Hei! Miei prodi Achei! Qui tutti sanno ormai i fatti miei
Cerchiamo un'altra terra dove l'onore valga ancora una guerra
Cerchiamo un'altra terra dove l'onore valga ancora una guerra
Aveva il re Dauno i suoi grattacapi
Ché a mezzogiorno era in guerra coi Messapi
L'arrivo dell'eroe di Troia è un dono degli dei
Ti do il regno e mia figlia se metti in fuga i nemici miei
Ma questo vince troppo disse la suocera al re marito
Finisce che si prende tutto da padroni di barca, noi a barca d'affitto
Finisce che si prende tutto da padroni di barca, noi a barca d'affitto
Nell'isola con il suo nome dell'eroe ora dimora
Gli Achei, non si sa come, su di lui vegliano ancora
E piangono all'imbrunire mutati in uccelli, il loro sire
Diomede fra i perdenti ucciso alle spalle dai parenti
Forse in quest'avventura gli dei sbagliarono la misura
Serviva un'anima più scaltra per non finire da una Troia all'altra
Serviva un'anima più scaltra per non finire da una Troia all'altra
Ti parlo del Sud
(testo e musica: Giuseppe Aprile)
Il tempo va a piedi e si ferma alla riva
Le donne che sanno le terre gelose
E il vino che è nero, se è vino che vuoi
Ti parlo del Sud, è di casa che canto.
Alberi e pietre hanno la stessa età
Le donne gelose, le terre che sanno
E il vino sia nero, se è vino che dai
Ti parlo del Sud, è di casa che canto.
Se cade una voce da un orto alla via
Si chiude una porta, è troppa la luce
S'è fatta controra e sboccia Maria
Ti parlo del Sud, è di casa che canto.
Se l'oro ti ride, se l'oro ti brucia
Il pane ha il sapore di un pasto completo
Ti sazia il profumo del fico maturo
Ti parlo del Sud, è di casa che canto.
Se il vento di mare dà fresco alla sera
E il vecchio ti spreme, il sole nel piatto
Le pigne al camino, il sedano al vino
Ti parlo del Sud, è di casa che canto.
Se gli anni passati non sono perduti
Gli amori perduti non sono passati
Il re della casa è un ospite ignoto
Io canto del Sud, è di me che ti parlo.
Ogni casa al paese ti tiene un ricordo
L'amico e l'invidia, un peccato e un rimpianto
Lo sguardo che dice e la voce che tace
Io canto del Sud, è di me che ti parlo.
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